Mi piacerebbe dire che non è niente, un nome che non significa niente per indicare uno spazio virtuale vuoto. No, non sto sminuendo il progetto a cui vogliamo dare vita, piuttosto sto spingendo lo sguardo verso un obiettivo ambizioso, perché il niente, lo spazio vuoto corrisponde alla piazza, l’agorà, il foro.

Sappiamo che la città non è una città senza la sua piazza centrale, dove tutte le strade confluiscono, dove tutti possono recarsi senza sapere perché. Intorno al foro ci sono edifici, ognuno dei quali ha una sua precisa funzione: casa, ufficio, chiesa, bottega, museo, ecc. Anche le aiuole e i muretti hanno una loro funzione, invece la piazza non serve a niente, quindi è aperta a tutto, la sua funzione è imprevedibile perché ognuno potrà inventarsela: per i ragazzi sarà un campetto dove giocare, per i pensionati sarà il luogo dove incontrarsi, per gli ambulanti sarà il mercatino dove vendere le loro mercanzie e sarà lì in piazza che potrà mettersi il giocoliere o il musicante, in piazza si potrà montare il palco per uno spettacolo o per un comizio. L’agorà dell’antica Atene è diventata giustamente simbolo della vita democratica, perché la piazza è democrazia, lo è finché nessuno impedisce il passaggio nemmeno ai cani, se qualcuno lo facesse diventerebbe come un salotto o una chiesa, luoghi pubblici preposti a specifici usi. La vera piazza è libera.

Ci sono piazze anche nel web, si chiamano furum come nell’antica Roma. In un forum aperto chiunque può entrare per leggere, scrivere, postare foto, disegni o filmati, chiunque può aprire discussioni o replicare. I siti-web normalmente sono chiusi, si presentano come semplici vetrine da esposizione, i blog sono personali benché aperti ai commenti dei lettori, i wiki sono siti collaborativi ma limitati a tematiche predefinite. Per noi teatini il sito di Chietiscalo.it era la nostra piazza virtuale, il forum civico, il luogo di confronto dove si poteva incontrare il giornalista o l’assessore, il piazzista o il contestatore, l’erudito o il chiacchierone molesto. Poi la gente ha cominciato a frequentare altri luoghi nei quartieri nuovi del web dove gli americani erano arrivati coi loro giganteschi “social network” e s’è diffusa la voglia di crearsi il proprio salottino privato dentro il capannone di facebook. La rete dei forum e dei blog era sempre meno frequentata perché molti s’erano convinti di avere la propria piazza dentro il grande social, un mall illuminato e scintillante: dalla mia bacheca di facebook posso dire facilmente quello che voglio parlando con tutti, perché tutti hanno facebook.

Un labirinto di nicchie

Pochi si sono accorti del tranello. Facebook non è la piazza più grande del mondo, è solo uno spazio privato ben recintato e fortemente controllato, è una sorta di enorme centro commerciale dove ai clienti viene concesso gratuitamente di poter tenere una bacheca personale. Ma non è vero che tutti i frequentatori del centro commerciale potranno vederla, una bacheca è visibile solo per gli “amici” e poi, forse, gli amici degli amici. Nessun forestiero la vedrà, nessuno che frequenta altre cerchie o resta fuori dal baraccone. Libertà zero: il mall è costantemente vigilato da telecamere sempre accese, ogni bacheca può essere rimossa o censurata in ogni momento dal direttore del centro commerciale e tutti gli avventori vengono “profilati” e indirizzati di qua o di là sulla base delle loro tendenze.

Difficilmente il tifoso della squadra di calcio si imbatterà nella bacheca del buongustaio e ancor più difficilmente un articolo sulla storia di Chieti potrà rimbalzare nei circuiti amicali dei ragazzi di Chieti che si messaggiano tra loro sconcezze e idiozie. Ognuno resta recluso nel proprio social-ghetto. Facebook è un Megalò virtuale senza i corridoi. Non puoi entrare in uno spazio comune e passeggiare curiosando tra scaffali e vetrine. Puoi solo bussare alla porta di qualche amico che ti presenta un altro amico. Puoi avere la fortuna di stare un una cerchia abbastanza vasta, un ghetto più grande, ma non vedrai mai gli altri, quelli che frequentano altri ghetti. C’è la privacy.

Se sei un collezionista di farfalle tailandesi troverai tanti altri appassionati di cui neanche sospettavi l’esistenza (meraviglia e potenza di facebook) e senza capire di essere entrato in un ghetto ti convincerai che tutto il mondo si sta ormai dedicando alla collezione di farfalle tailandesi. Tutti, tranne tuo cugino, il tuo vicino di pianerottolo e i tuoi colleghi d’ufficio che nulla vogliono sapere di quelle farfalle: disinformati e antiquati che non hanno capito niente del mondo, poverini.

E mentre le pubbliche piazze del web sono state abbandonate per riversarsi nelle viuzze di una immensa e labirintica kasba, qualcuno ancora si domanda il perché delle sempre più profonde divisioni che affliggono le società più evolute. Perché la democrazia sta andando in pezzi.

Ma non stupitevi, facebook è solo l’ultima e più moderna versione del favoloso Paese dei Balocchi, cioè il carrozzone di Mangiafuoco dove Pinocchio entrò e si sentì subito acclamato festosamente. Che bello! Quanti like! Ma là dentro ci sono soltanto burattini, selezionati per profilo e ben separati tra un ghetto e l’altro, destinati a recitare sempre la stessa parte.

Tornare in piazza

Nella piazza, quella pubblica e libera, reale o virtuale, dove si è costretti a crescere e cambiare, sembra rimasto soltanto un gatto, un lampione e la panchina dove dorme un barbone. Però è nella piazza che dobbiamo tornare se vogliamo riappropriarci di noi stessi prendendo coscienza del nostro vero ruolo nella comunità. Solo un’autentica piazza frequentata anche da personaggi strani e molesti potrà farci capire se il futuro è veramente riservato ai collezionisti di farfalle tailandesi. Dobbiamo tornare in piazza se non vogliamo rimanere prigionieri del “profilo” che ci è stato assegnato dal direttore del social-ghetto.

Bruzz vuol nascere come piazza, vuota e indefinita, non è una rivista telematica, non è un social e non è un blog, non seleziona gruppi e non crea profili, perché Bruzz non vuol diventare un carrozzone per burattini. Ci sarà l’angolo per parlare di sport e quello per raccontarci barzellette, ci sarà lo spazio per le polemiche politiche e per le proposte culturali, qualcuno ci metterà anche la foto del gatto e la ricetta di cucina, ma non ci saranno ghetti, in piazza ci si vede tutti per conoscersi e per imparare anche la difficile arte della reciproca tolleranza perché qui nessuno avrà il pulsante che assegna i like, né quello che toglie l’amicizia.

Il Mago di Bruzz

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