E’ successo. Lo sapevamo che sarebbe successo.

Un disastro ambientale in Basilicata, a Viggiano. Sembra brutto dirlo, ma noi lo sapevamo da tanto tempo, perché le attività pericolose sono pericolose e non è difficile da indovinare.

Quando il Centro-Oli fu proposto a noi abruzzesi, un gemello di quello di Viggiano da piazzare tra le vigne di Ortona, Francavilla e Tollo, lo sapevamo, ma era troppo brutto dirlo, era terribile anche solo pensarlo. Allora, in quei giorni che diventarono mesi e poi anni, in cui abbiamo fatto resistenza contro il progetto Eni del CENTRO-OLI ci sarebbe piaciuto immaginare che i pericoli non ci fossero, che l’inquinamento sarebbe stato sopportabile. Per farcelo credere i signori dell’Eni avevano dispiegato tutte le loro forze (esperti, giornalisti, politici e imprenditori locali che speravano di ricavarci qualche lucro) tutti in coro a ripetere che alcuni “ambientalisti” sciocchi e ignoranti volevano ostacolare il progresso, l’economia, il benessere collettivo con vaghe paure. Loro dicevano di essere bravi: nessun incidente, pochissimo inquinamento, fidatevi!

Gli ambientalisti dicono no a tutto. Falso, perché noi stavamo dicendo no al loro specifico progetto che somigliava tanto a quello già realizzato a Viggiano. Lì, poverini, si sono fidati.

Noi no. Con noi c’erano tanti medici, contadini e perfino alcuni tecnici delle estrazioni petrolifere. C’era anche la professoressa D’Orsogna che tornò più volte dall’America per spiegare a tutti che si trattava davvero di qualcosa di molto inquinante e molto pericoloso; anche lei, nonostante i suoi titoli accademici, fu trattata da persona ignorante e molesta. Non finiremo mai di ringraziarla, perché senza di lei ci avrebbero ignorato completamente. Basta la favoletta dell’ambientalista che dice sempre no per squalificare qualunque obiezione. Chiunque voglia osare qualche riserva nei confronti di qualche progetto, perfino di quelli più assurdi e scellerati, viene subito bollato da “ambientalista che dice di no a tutto”.
Molti veri esperti impiegati nelle nostre aziende, nei nostri ospedali e nelle nostre università evitavano di esporsi per non essere catalogati tra gli “ambientalisti” come categoria infamante. Per fortuna la professoressa D’Orsogna non aveva paura di questo tipo di ricatti e il suo coraggio di affrontare il potentame locale diede coraggio anche ad altri scienziati e a tutti loro dobbiamo essere grati.
Però, nonostante questi sostegni, era brutto esprimere chiaramente le nostre paure, ci sembrava di fare gli uccelli del malaugurio. Un timore che opprimeva le vere paure: la paura che davvero riuscissero a farlo e la paura che davvero ci portassero al disastro. Sommessamente, dolorosamente, noi sapevamo qual era il rischio. Sapevamo che quel gemellaggio con Viggiano non era un bel dire. Ed ecco, ora, dopo tutte le denunce fatte negli anni, eccoci davanti all’evidenza innegabile, ora anche l’Eni lo ammette: a Viggiano c’è stato un disastro ambientale. “Sversate 400 tonnellate di petrolio”. E adesso è ancora più brutto dover dire: avevamo ragione, perché sembra che lo stavamo aspettando e che possa farci piacere la sciagura degli altri. No, noi siamo quelli che la sciagura qui l’abbiamo evitata e avremo voluto evitarla anche ai nostri concittadini della Val d’Agri, dove è accaduta perché non sono riusciti ad opporre resistenza al falso e antiquato progresso dei petrolieri.
Ora i giornalisti ci dicono che in Basilicata lil danno potrebbe essere irreparabile. La falda è sicuramente già inquinata. Ammettono che non c’era nessun sistema di controllo efficiente.
Sì, noi sapevamo che un Centro-Oli significava questo. Sapevamo anche che per evitare questi disastri basta un po’ di cautela, il petrolio si estrae, ma solo dove l’impatto sulla vita sia sostenibile, non dovunque, non comunque, e la cautela non ci obbliga a rinunciare a usare l’auto o l’aereo come vorrebbe la perenne retorica di quelli che i rischi non li vogliono valutare e forse neanche guardare. Siamo stati insultati e derisi per aver osato opporre le nostre sensate obiezioni a chi voleva stuprare il nostro territorio. Adesso vorrei risentire la voce degli “esperti”, quelli che l’incidente non può succedere, quelli che tutto è sicuro, che tutto è controllato, che l’Eni non farebbe mai un impianto pericoloso, che era osceno solo pensarlo. Vorrei risentirli i giornalisti che fondarono una rivista per spiegarci quanto sarebbe stato utile e bello il petrolio in Abruzzo; vorrei risentirli quelli di Confindustria che si agitavano contro gli “ambientalisti”, vorrei risentirli i renziani del “ciaone” con cui ci salutarono dopo aver boicottato il referendum promosso per mantenere scadenze certe per le concessioni petrolifere (il governo Renzi ha preferito le concessioni a tempo indeterminato, petrolieri padroni per sempre); vorrei risentirli quelli che si lagnavano di non riuscire a fare qui un impianto come quello di Viggiano, chissà se adesso piangono ancora vedendo che tra le zolle delle nostre terre non gorgoglia alcun veleno e non c’è petrolio tra le radici dei nostri ortaggi; vorrei risentirli gli esperti pronti a ridicolizzare qualunque obiezione. Ci siete? Cosa rispondete?
Agli altri, a chi non s’è mai sporcato in queste faccende, consiglio di andare a leggere il blog di Mariarita D’Orsogna, la professoressa che continua a svolgere un lavoro encomiabile di informazione e documentazione. Vi basterà un’occhiata agli elenchi del blogroll per capire la meticolosità del suo lavoro, per capire quale ampiezza sta raggiungendo la scellerata tecnica del fracking. Se poi avrete tempo di leggere i suoi articoli scoprirete anche che, come tanti ambientalisti, anche lei è sempre disponibile a dire Sì al progresso tecnologico, per esempio quello che stanno sperimentando in Germania, Belgio o in USA. (qui un post sulla California) Il nostro No va solo alle sciagure, perché noi non vogliamo essere quelli che poi devono dire “lo sapevamo”, “avevamo ragione noi”. Si comincino a prendere un po’ di ragione anche gli altri, dicendo sì alle cose utili e vantaggiose per tutti e no alle iniziative troppo dannose e pericolose.

 

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